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Farro

La Storia
Grazie al suo potenziale produttivo espresso anche in ambienti difficili e marginali il Farro in Abruzzo e nell'area dell'attuale Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è sin dall'antichità coltivato per il consumo familiare su piccoli appezzamenti soprattutto nelle zone montane, dove sono presenti, in cascinali abbandonati, i resti di vecchi mulini a pietra. E' tradizionalmente una coltura a bassissimo apporto energetico per il limitato numero di interventi colturali e, proprio per tale peculiarità, può essere annoverato tra i prodotti che più facilmente possono essere ottenuti con le metodologie dell'agricoltura biologica.

Area di attuale produzione nel Parco: La zona di produzione della Farro comprende la fascia collinare interna pedemontana e montana delle tre regioni del Parco.

Descrizione
Il farro è un prodotto agricolo tradizionale della Regione Abruzzo e Marche; viene coltivato quasi esclusivamente il farro medio, ovvero quello appartenente alla specie botanica Triticum dicoccum. La resa in granella "vestita" varia in funzione del tipo di farro medio coltivato e dell'altitudine e si aggira intorno ai 20-30 q/ha di granella vestita da cui si ottiene dopo la decorticazione una resa in granella nuda del 60-65% circa. La granella viene venduta intera, perlata, spezzata ed in farina o sotto forma di ottime e leggere gallette. Nella gastronomia locale rappresenta un ottimo ingrediente per preparare zuppe, minestre o insalate fredde.

Stagionalità del prodotto: La semina è generalmente autunnale con raccolta che, a seconda dell'altitudine, si effettua da metà luglio a metà agosto. Esistono anche varietà primaverili con ciclo colturale più breve.


Farro
Farro
(foto di PN Gran Sasso)
 
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