Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

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Boschi vetusti (Daniele Di Santo)
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I Boschi del Parco

Il Parco presenta una grande varietà altitudinale, compresa tra i circa 300 m del territorio di Bussi  sul Tirino (PE) e la vetta occidentale di Corno Grande (2912 m); il limite del bosco è posto intorno ai 1800 m: oltre tale quota la vita agli alberi è impossibile per vari motivi quali estati troppo corte, temperature medie basse e spesso oscillanti intorno agli 0°C, vento violento, etc...
In relazione a tale differenza altitudinale ed ambientale le formazioni forestali del Parco si differenziano in fisionomia, struttura e composizione floristica; la ricchezza di varietà degli ambienti forestali del nostro Parco è straordinaria e maggiore rispetto a quella di molti altri comprensori montani. Infatti possiamo trovare tipologie forestali che vanno dalle leccete mediterranee ai querceti di tipo balcanico, alle selve di castagno, alle faggete ed i nuclei di abeti bianchi, betulle e carpini bianchi.

Partendo dalle quote più basse, con clima caldo ed arido in estate, è possibile trovare boschi caratterizzati dal leccio (Quercus ilex L.) una quercia sempreverde dalle foglie coriacee che caratterizza la macchia mediterranea, con sottobosco ricco di arbusti spesso spinosi e dalle foglie anch'esse coriacee come il lentisco ed il terebinto (Pistacia lentiscus L., P. terebinthus L.) oppure la rara dafne olivella (Daphne sericea Vahl).
Le leccete possono trovarsi anche alle quote superiori: esse infatti si instaurano sulle pendici rocciose calcaree o arenacee, esposte a Sud, laddove risultano maggiormente competitive per via della aridità edafica. E' il caso delle leccete dei Monti Gemelli o dei nuclei della Valle del Vomano.

Salendo in quota il bosco perde la componente sempreverde (il leccio) e si arricchisce di alberi ed arbusti caducifogli (che perdono le foglie in inverno) come la roverella (Quercus pubescens Willd.), quercia del piano collinare che può raggiungere dimensioni maestose, l'orniello (Fraxinus ornus L.), i rari carpini bianchi (Carpinus betulus L.), che formano piccoli nuclei nei boschi freschi ed umidi, come nei dintorni di Castelli e Farindola ed i più comuni carpini neri (Ostrya carpinifolia Scop.). Il nocciolo (Corylus avellana L.) spesso si associa a formare gruppi numerosi nelle schiarite attirando una grande varietà di roditori.

Tali boschi (leccete e querceti caducifogli) data la quota alla quale vegetano, sono stati quasi totalmente sostituiti dalle coltivazioni e sono presenti in piccoli lembi isolati tra loro ed inframmezzati da colture e cespuglieti, costituendo un mosaico di ecosistemi ricchissimo di biodiversità.

Alla quota dei boschi del piano collinare e basso montano, laddove il substrato lo consente, vegetano i castagneti, acidofili, che amano un substrato siliceo, comune sui Monti della Laga. Il castagno (Castanea sativa Miller) è albero leggendario, spesso monumentale, la cui spontaneità in Italia è tuttora motivo di discussione. Esso fornisce ottimo legno da lavoro e squisiti frutti che, nei tempi passati hanno contribuito a sfamare intere comunità rurali.

La foresta che però caratterizza il paesaggio montano appenninico è la faggeta, estesa tra i 900-1800 m ed il limite del bosco: oltre ci sono arbusteti subalpini e praterie d'altitudine.

Il faggio (Fagus sylvatica L.) è albero molto competitivo, che forma boschi puri e vegeta sia su terreni pianeggianti che su versanti quasi verticali. I faggi delle alte quote, sui ripidi versanti, presentano i tronchi curvi per l'azione della neve ed il tipico portamento a bandiera degli alberi che vivono al proprio limite.

I boschi di faggio caratterizzati da clima più oceanico sono, a volte, peculiari per la presenza del Tasso (Taxus baccata L.) e dell'Agrifoglio (Ilex aquilifolium L.). Questi boschi sono considerati ambienti di grande importanza dall'Unione Europea e tutelati da particolari Leggi.
A volte il limite degli alberi è segnato, come a Montecristo sul Gran Sasso, dal pioppo tremulo (Populus tremula L.), frugale e tenace albero che vegeta bene sui suoli poveri, sassosi e primitivi che prende il proprio nome dal movimento delle foglie sottoposte al vento.

A Macchia Grande di Assergi, ed ancor di più sui Monti della Laga il bosco è caratterizzato dal cerro (Quercus cerris L.), una quercia che si riconosce per la cupula che porta squame lunghe quasi 1 cm e dalle foglie maggiormente incise rispetto alla roverella. Le cerrete sono foreste splendide che si instaurano su suoli acidi o fersiallitici. Gli esemplari di cerro spesso sono maestosi, dal portamento colonnare ed il bosco presenta una struttura estremamente complessa con pluristratificazioni della vegetazione.
Gran parte di questi boschi sono stati sostituiti dalle coltivazioni di castagno.

Nel piano montano, ad arricchire la faggeta sono presenti diverse specie di aceri (Acer pseudoplatanus L,. A. platanoides L.), oltre a scuri boschi di abete bianco (Abies alba Miller) e luminosi nuclei di betulle (Betula pendula Roth), specie relitte di climi più freddi, residui dei più estesi popolamenti delle passate ere glaciali.
Funghi
 
Foreste
 
Foreste
 
Castagneto
 
Bosco vetusto di Aschiero
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