Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

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Un rifugio glaciale di abete bianco nel territorio del Parco?

Ne parla la prestigiosa rivista Journal of Biogeography

(Assergi, 11 Giugno 2017) - Come molte altre specie forestali, l'abete bianco, una delle conifere europee più importanti sia da un punto di vista ecologico che economico, durante gli ultimi cicli glaciali si è 'rifugiato' più volte nelle penisole mediterranee per poi ricolonizzare il resto d'Europa. Di conseguenza, tutti gli abeti bianchi presenti oggi nelle foreste europee sono diretti discendenti degli esigui nuclei che sono sopravvissuti in queste aree rifugio.

La penisola italiana ha giocato un ruolo fondamentale in questi cicli di contrazione ed espansione della distribuzione dell'abete bianco, ma dove esattamente la specie abbia trovato le condizioni ideali per rifugiarsi è rimasto per molto tempo un mistero. Se i primi dati disponibili sui pollini fossili avevano fatto pensare ad un'unica area rifugio appenninica durante l'ultima glaciazione, la crescente disponibilità di dati genetici e paleobotanici ha invece dimostrato come la situazione sia stata decisamente più complessa. Purtroppo, però, le piccole ed estremamente frammentate popolazioni appenniniche di abete bianco non sono mai state incluse in studi genetici in numero sufficiente per raccontare adeguatamente tale complessità.

Un recente progetto coordinato dall'Istituto di Bioscienze e BioRisorse (IBBR) del CNR di Firenze, in collaborazione con le Università di Parma e Ancona e sostenuto dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ha colmato tale lacuna includendo in un ampio studio genetico numerose popolazioni appenniniche di abete bianco.

 I primi risultati del progetto, recentemente pubblicati sulla prestigiosa rivista Journal of Biogeography*, mostrano forti evidenze a favore della presenza di almeno tre aree rifugio della specie in Appennino, uno scenario che determinerà ripercussioni di grande rilevanza sia sulle strategie di conservazione che sullo studio degli adattamenti al cambiamento climatico della specie.

Tra i principali motivi di interesse dello studio vi è sicuramente l'inclusione, tra le popolazioni studiate, di numerosi nuclei dell'Appennino centrale, in particolare dall'area del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Le caratteristiche genetiche dell'abete bianco in quest'area erano per lo più ignote e, date le esigue dimensioni di queste abetine relitte, la loro stessa presenza era pressoché sconosciuta alla ricerca forestale internazionale. Lo studio ha mostrato, per la prima volta, come questi nuclei siano geneticamente simili alle popolazioni alpine e dell'Appennino settentrionale. Simili sì, ma con peculiarità genetiche che hanno condotto i ricercatori a ipotizzare una diversificazione che risale a un periodo precedente all'ultimo massimo glaciale.

Queste popolazioni sarebbero, quindi, ciò che rimane di un piccolo rifugio glaciale centro-appenninico mai ipotizzata in precedenza. I dati raccolti hanno anche mostrato il notevole impoverimento genetico di questi nuclei, che potrebbe essere legato anche alle loro piccole dimensioni e all'elevato isolamento. Nel loro complesso, queste evidenze mostrano l'estrema rilevanza conservazionistica delle popolazioni di abete bianco del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e l'estrema urgenza di azioni concrete per preservarne le peculiarità genetiche. Tra queste caratteristiche genetiche distintive potrebbero infatti essere presenti varianti dall'elevato valore adattativo, un patrimonio genetico che potrebbe rivelarsi cruciale per l'adattamento al cambiamento climatico della specie negli anni a venire.

* Piotti et al. "Unexpected scenarios from Mediterranean refugial areas: disentangling complex demographic dynamics along the Apennine distribution of silver fir. Journal of Biogeography, in corso di stampa DOI 10.1111/jbi.13011

Abetina di Cortino
 
Abete Bianco, particolare della foglia
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