Distretto "Sorgenti del Tronto"
L'amatriciana ha fatto il giro del mondo, e come altre celebrità ha smarrito il ricordo delle sue origini. Ma la pasta condita con pomodoro, guanciale, pecorino e pepe ha sfamato per secoli i pastori delle montagne di Amatrice. In passato, quando il pomodoro era una prelibatezza per pochi, i bucatini o le fettuccine fatte in casa venivano servite in bianco: una ricetta che oggi prende il nome di ìgrisciaî.
Sono stati cuochi e ristoratori di Amatrice, tuttora presenti in forza nell’Urbe, a portare la matriciana fino a Roma e ad avviarla sulla via della gloria. Com’era inevitabile e giusto, il Parco ha insediato nella “capitale” del suo versante laziale una struttura dedicata all’alimentazione e all’agricoltura. L’attenzione per la pasta (e poi per il pecorino, le castagne, i salumi) rischia di far dimenticare, però, che Amatrice è anche una mèta di prim’ordine per chi s’interessa alla natura e alla storia.
Amatrice e le sue frazioni (che qui si chiamano “ville”) conservano chiese affrescate di notevole valore come quelle di Sant’Agostino e San Francesco Ai piedi della montagna sono la chiesetta cinquecentesca di San Martino e il santuario dell’Icona Passatora, decorato da importanti affreschi dell’inizio del XV secolo.
Presso Pinaco, nel santuario di Santa Maria Liberatrice, si venera un’immagine della Madonna dipinta su una tavola di legno, rinvenuta secondo la tradizione su una spiaggia dello Jonio. Dall’altra parte della Salaria e del Tronto merita una visita Accùmoli, dove l’occhio si sofferma sui palazzetti in arenaria di Via Tommasi, sul Palazzo Comunale, sul Palazzo del Podestà, costruito tra il 1211 e il 1300 e sulla tozza Torre Civica.
Se Amatrice e gli altri centri meritano senz’altro una sosta, è il ripido e selvaggio versante occidentale dei Monti della Laga a imporsi all’attenzione degli escursionisti e di tutti gli appassionati di natura. Noto per la presenza, tra la primavera e l’estate, delle cascate delle Barche, delle Scalette e di Ortanza, questo settore del massiccio ospita anche i laghetti morenici di Pannicaro, dove vive una popolazione di tritoni di grande interesse scientifico.
Suggestivi sentieri accessibili a tutti gli escursionisti permettono di raggiungere i laghetti e le cascate piùspettacolari del Parco, e s’inoltrano nella splendida faggeta di Selva Grande, che riveste il piùimportante vallone del versante laziale della Laga. Percorsi piùfaticosi e lunghi, privi di difficoltà ma consigliati solo a camminatori allenati, permettono di proseguire verso le cime piùelevate del massiccio, che offrono straordinari panorami sull’Appennino e i due mari.
Dal Pizzo di Sevo, dalla Cima Lepri o dal Monte Gorzano, la cima piùalta della Laga e del Lazio, lo sguardo spazia verso i Sibillini, il Terminillo, il Gran Sasso e le straordinarie foreste dei versanti abruzzese e laziale del massiccio. Nei solitari valloni delle Cime della Laghetta ha la sua sorgente il fiume Tronto, che inizia nel cuore del Parco il suo viaggio verso Ascoli Piceno e l’Adriatico.








