Distretto "Alta Valle Aterno"
Le acque limpide dell’Aterno attraversano da occidente a oriente l’Abruzzo sfiorando o toccando molti dei suoi luoghi più noti, incluse le città di L’Aquila e Pescara. L’altopiano che ospita le numerose sorgenti del fiume (quest’ultimo prende il suo nome all’uscita dalla conca, nei pressi di Montereale), è invece una delle zone meno note della regione e del Parco.
Contribuiscono a questo oblìo la lontananza dalle vie di comunicazione più importanti dell’Appennino e la mancanza di montagne alte e spettacolari. La vicinanza a L’Aquila, alla Via Salaria e alla “Strada Maestra” del Passo delle Capannelle e del Vomano, invece, rende una deviazione verso l’alta valle dell’Aterno facile, interessante e breve.
Chi arriva dal capoluogo e dalla A 24 raggiunge la valle dopo aver toccato le rovine di Amiternum, la città dei Sabini conquistata nel 293 avanti Cristo da Roma verso la quale confluivano la Via Cecilia della Valle del Vomano e la Via Claudia Nova della Piana di Navelli. Verso ovest e verso nord, brevi percorsi conducevano alla Salaria. Riedificata e abbellita dagli ingegneri dell’Urbe, Amiternum offre oggi a chi la visita le imponenti rovine dell’Anfiteatro e del Teatro.
La sinuosa statale che conduce a nord verso Amatrice tocca Pizzoli, sorvegliata dal castello Dragonetti De Torres e dalla chiesa medievale di Santo Stefano, prosegue lasciando a sinistra Cagnano Amiterno con le sue numerose frazioni (una di queste, Tèora, pottrebbe coincidere con il santuario italico di Tiora Mathiene), poi raggiunge il centro storico di Montereale, a lungo feudo dei Farnese, che conserva un’imponente Torre Municipale, due leoni romanici di pietra nell’edificio del Municipio e le chiese del Beato Andrea e di Santa Maria Assunta. Traversata la conca si raggiungono Capitignano, dove spiccano la chiesa di San Flaviano e il settecentesco Palazzo Ricci e i piccoli e suggestivi centri di San Giovanni e Castello di Paganica.
Il Gran Sasso e la Laga si affacciano sulla conca e i suoi centri con il Monte San Franco, il Monte di Mezzo e le altre cime più vicine al Passo delle Capannelle e al Lago di Campotosto. Da ovest, in territorio laziale, compare la piramide del Terminillo, con i suoi ripidi canaloni che restano innevati fino ai primi giorni dell’estate. Le montagne che si affacciano sull’alta valle dell’Aterno, invece, hanno forme arrotondate e raggiungono quote modeste.
La Croce di Capetone, il Monte Mozzano, i dossi carsici delle Pozze e il crinale boscoso che separa Capitignano e Mopolino dal Lago di Campotosto non sono certo tra le vette più spettacolari dell’Appennino. Ciò non significa, però, che non meritino di essere visitate. I pascoli, i boschi che alternano le querce e le pinete di rimboschimento ai faggi, i panorami verso la conca di Montereale e le vette più alte del Parco fanno sì che queste cime tranquille meritino senz’altro una visita. La quota modesta permette di camminare piacevolmente anche in primavera o in autunno. La solitudine, qui, è praticamente garantita.








