Distretto "Alte Vette"
Il cuore del Gran Sasso è fatto di cime e pareti. Il Corno Grande e le vette vicine offrono a chi le osserva e a chi le sale atmosfere e paesaggi dolomitici. Disposte a ferro di cavallo intorno al piccolo ghiacciaio del Calderone – unico dell’Appennino e più meridionale d’Europa – le quattro cime del Corno Grande (la più alta è l’Occidentale, che raggiunge i 2912 metri) sono le più elevate del Parco e della catena che unisce lo Stretto di Messina alla Liguria.
A ovest, oltre la Val Maone, si affiancano loro il Pizzo d’Intermèsoli, il Monte Corvo e il Pizzo Cefalone. L’eleganza delle forme e la solidità della roccia fanno sì che la vetta preferita dagli alpinisti sia invece il Corno Piccolo, un turrito castello calcareo che si affianca al Corno Grande da nord, e si affaccia con le sue placche levigate verso i Prati di Tivo e Pietracamela. Contribuiscono a creare un’atmosfera alpina i rifugi (il più accogliente è il Franchetti, nel Vallone delle Cornacchie) e l’afflusso da ogni parte d’Europa di camminatori e alpinisti.
Ma la natura delle vette non è fatta solo di rocce. Sulle pietraie, in condizioni climatiche estreme, fioriscono la stella alpina dell’Appennino, l’androsace di Matilde, l’adonide ricurva, la sassifraga del Gran Sasso, il genepì dell’Appennino e la potentilla delle Dolomiti. Tra gli animali, oltre al gracchio alpino, che accompagna gli escursionisti sulle cime, si possono vedere l’aquila reale, il sordone, la coturnice e l’arvicola delle nevi. Signore di queste cime è però il camoscio appenninico, cacciato fino all’estinzione nell’Ottocento e reintrodotto dal 1992. Oggi i camosci del Gran Sasso sono più di duecento e si lasciano avvistare sempre più facilmente.
Ai piedi del versante aquilano del massiccio il borgo di Assergi, circondato da mura medievali, conserva la chiesa romanica di Santa Maria Assunta e di San Franco, decorata da affreschi, e il convento di San Francesco che ospita la sede del Parco. Non lontano dal paese, la Grotta a Male ospita un suggestivo lago sotterraneo e ha restituito agli archeologi un insediamento preistorico. Facili passeggiate conducono alla Valle del Vasto e ai suoi eremi, e ai panoramici dossi erbosi del Monte Stabiata.
L’eleganza delle vette e la comodità di accesso della zona fanno sì che, fin dall’Ottocento, i sentieri di questa sona siano i più frequentati del Gran Sasso. Anche oggi, nelle belle giornate d’estate, verso i 2912 metri del Corno Grande sale una lunga processione di escursionisti. Come nelle altre zone più ìalpineî dell’area protetta, però, è necessario scegliere con attenzione il proprio itinerario.
Se il sentiero che porta verso Campo Pericoli è accessibile a tutti, le salite al Corno Grande, alla Cima Giovanni Paolo II e al frequentatissimo Pizzo Cefalone includono tratti ripidi ed esposti, e richiedono esperienza di montagna e piede sicuro. D’inverno queste gite sono riservate agli alpinisti. Le ripide lingue di neve che resistono a lungo sul terreno possono costituire un’insidia fino a luglio.








